STUDIO 1999 - Home Page - Ambiente di lavoro liberamente ispirato alla serie televisiva Spazio1999 -
Sono passati molti anni dalla messa in onda sulla RAI del primo episodio della serie televisiva Spazio 1999
Siamo negli anni ‘70, all’epoca frequentavo le scuole elementari
Fu subito “amore a prima vista”...
Il soggetto, così nuovo e diverso da tutto quello a cui ero abituato a vedere fino ad allora.
 
I personaggi, ognuno ben caratterizzato da un proprio modo di essere e di porsi nei confronti dei propri colleghi “alphani” e soprattutto verso i vari pericoli e avversità a cui erano sottoposti i protagonisti della serie, puntata dopo puntata.
 
Le scenografie, pulite, sul bianco, elementi piani alternati ad angoli curvi, tutto levigato dalla luce diffusa presente in ogni punto della base lunare Alpha. Ambienti freddi ma accoglienti, minimalisti ma funzionali al loro scopo.
 
Le astronavi, le aquile, veri e propri “miti” che ancora oggi riescono ad ostentare una modernità e una visione assai lungimiranti per quelle che poi, per molti versi, sono diventate oggi le navette spaziali “space shuttle” della NASA.
 
I complementi di arredo, oramai entrati nella storia come oggetti di culto ed esempi unici del design italiano di quegli anni firmati da architetti, designers di fama mondiale.
All’epoca avevo circa 8 anni e rimasi letteralmente stupito da Spazio 1999. Ogni volta che potevo coinvolgevo i miei compagni di classe in improbabili ma altrettanto fantastiche rivisitazioni delle storie viste il giorno prima in TV. Trasferivo i vari episodi della serie nel sottoscala della scuola che immaginavo fosse il muso dell’aquila da trasporto. Prendevo delle sedie, quelle piccole usate nelle scuole elementari, le mettevo a coppie vicino al piano inclinato del sottoscala.
Tutti i marchi appartengono ai legittimi proprietari - Studio 1999 - progetto realizzato da Stefano Saldarelli - 13 Settembre 2009 - Prato IT
Sarò un inguaribile nostalgico o un eterno bambino, questo mi interessa relativamente, di sicuro sono un grafico, designer, libero professionista che, da appassionato di fantascienza e forse deluso dalle aspettative di un futuro tanto radioso, per lo meno in termini di design e innovazioni tecnologiche, ha trovato il modo di “consolarsi” attraverso la realizzazione del proprio ambiente di lavoro (liberamente rivisto), ispirato a Spazio 1999 .
 
Per la serie “se il futuro non viene da me, io mi faccio il futuro in casa mia”.
 
Così è stato e nel 2006 ho avviato il mio progetto di ricerca per la realizzazione della mia piccola “base lunare Alpha” all’interno del mio ambiente di lavoro.
 
Nasceva così il progetto per il mio STUDIO 1999.
Scheda del Film su Wikipedia
Scheda del Film su Wikipedia
“2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, del 1968. Film ispirato al racconto di Arthur C. Clarke “La sentinella”. Pietra miliare del genere, decisamente innovativo sotto ogni punto di vista, oltretutto il primo film di fantascienza che abbia “osato” proporre riprese nello spazio in assoluto silenzio (cosa che difficilmente abbiamo potuto apprezzare in altri film del genere anche ai giorni nostri - fatta eccezione per una brevissima sequenza nel nuovo Star Trek di J.J. Abrams del 2009 in cui si vedono i due giovani Kirk e Sulu lanciarsi nello spazio circondati dal silenzio).
“Spazio 1999” ideata nel 1973 dalla coppia Gerry e Sylvia Anderson. Anche se stiamo parlando di una serie televisiva, quindi con budget più modesto rispetto ad un film colossal come quello di S. Kubrick, ha contribuito pesantemente a cambiare le sorti della fantascienza in celluloide. Tanto è vero che molti tra coloro che lavorarono alla realizzazione tecnica della serie poterono annoverare nel loro curriculum la loro partecipazione in altri film di fantascienza che seguirono Spazio 1999. Tra questi Brian Johnson che fu il curatore degli effetti visivi della serie televisiva degli Anderson, divenuto poi collaboratore per gli effetti visivi di George Lucas per Guerre Stellari e successivamente di Ridley Scott per Alien.
I miei compagni, talvolta rassegnati, erano con me i protagonisti di missioni avventurose, verso rotte ignote nello spazio profondo. Simulavo con la bocca il rumore dei reattori alla partenza della navetta e mimavo col corpo virate e beccheggi vari. Tutte storie fantastiche che inevitabilmente cominciavano con il verificarsi di qualche disastro o arrivo di alieni minacciosi.
Spesso mancavano tra i compagni di gioco le ragazze, per intuibili motivi, e quindi ero costretto a fare a meno della dottoressa Russel o di Sandra o della mutaforme Maya, ma anche senza di loro le mie ricreazioni a scuola erano momenti di vera gioia che ancora oggi ricordo con estremo piacere.
 
Oggi, a molti anni di distanza da quei giorni, porto ancora con me quei momenti unici, carichi di ricordi e di emozioni intense. Non ho più smesso di leggere e soprattutto guardare la fantascienza. Direi che ne sono un vero patito ma riconosco che l’impronta lasciata in me da Spazio 1999 è decisamente unica e indelebile.
 
Ecco che alla soglia dei quarant’anni, con tanta voglia di sognare, più che mai appassionato di fantascienza e soprattutto del design legato ad essa, anche per motivi professionali, mi sono posto alcuni quesiti.
 
Cos’è accaduto a quel futuro, ipotizzato dagli “addetti ai lavori” (scrittori, sceneggiatori e soprattutto scenografi e costumisti) che hanno fatto grande la fantascienza a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 e che oggi doveva essere il nostro presente?
 
Parlo di quella fantascienza che aveva azzardato un futuro collocato in un tempo preciso, con date e luoghi, che almeno per l’epoca parevano all’apice dello sviluppo di un design e soluzioni tecniche “futuristiche”.
Cito, in particolare, quei film che a parer mio hanno segnato, ognuno a proprio modo e per varie ragioni, un netto passaggio dalla fantascienza “molto fanta” ad una molto più vicina alla “scienza” (non me ne vogliano gli scienziati).
 
Tra la fine del ‘60 e l’inizio del ‘70 si è cominciato a vedere una rappresentazione di un futuro frutto di studi e ricerche tecniche e stilistiche, forse azzardate o talvolta completamente sbagliate ma comunque “pensate” con l’intento di proiettare lo spettatore in una dimensione di un “futuro più plausibile”. Non dimentichiamoci che proprio nel 1969 “siamo” davvero arrivati sulla luna (o per lo meno così ci hanno raccontato) grazie alle missioni Apollo e prima ancora Gemini condotte dalla NASA. Era da qui che una certa fantascienza dell’epoca traeva ispirazione. Ma non solo, a questa visione di “futuro” hanno contribuito pesantemente i lavori (oggi capolavori) dei designers dell’epoca che stavano scoprendo la plastica e le incredibili forme che se ne potevano ricavare.
di Stefano Saldarelli
All'epoca degli otto anni
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